Italtherm

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Paolo Mazzoni

L'ital-azienda resiste e diventa «eco»:

"La piacentina Italtherm rinasce in versione «green» per combattere la delocalizzazione"

Corriere.it ci dedica un dettagliato articolo.

Un vecchio titolare che viene richiamato dai suoi vecchi dipendenti. Un’azienda che rinasce dalle proprie ceneri, esattamente mentre migliaia di imprese chiudono per la crisi o vengono acquisite da multinazionali straniere che poi delocalizzano dove la manodopera costa meno. È la storia di Paolo Mazzoni, imprenditore piacentino, e della sua moderna creatura, Italtherm, azienda specializzata in sistemi di riscaldamento ecologici, che rinasce da se stessa, come un’araba fenice «per ridare lavoro a chi lo sa fare, per non disperdere un grande patrimonio di sapere».

DAGLI ANNI SETTANTA - Nella sua storia professionale Mazzoni si è sempre occupato di caldaie, o meglio, di apparecchi a gas per il riscaldamento domestico. Parte nel 1970 con la prima azienda artigianale, all’inizio ha solo due dipendenti, ma negli anni arriva a impiegarne circa 240. Non sono ancora i tempi della consapevolezza «verde», ma l’attenzione per la tecnologia è comunque alta e i risultati non mancano: il fatturato è di circa 90 milioni di euro all’anno.

IN ALTRE MANI - Nel 2007, un anno prima della crisi economica mondiale, Mazzoni decide di lasciare la sua creatura nelle mani di un gruppo più grande, una multinazionale tedesca, confidando che questo significhi l’apertura di nuove prospettive per i suoi ex dipendenti: nuovi mercati e l’integrazione in un grande gruppo. Ma si tratta di processi che spesso comportano ristrutturazioni e sacrifici. E se questo capita all’inizio della più grande crisi economica dopo quella del 1929, le conseguenze possono essere drammatiche. Prima arriva la mobilità, che dimezza il personale impiegato poi, nel giro di tre anni, la nuova proprietà decide di cessare la produzione e di chiudere il sito produttivo di Piacenza. Per delocalizzare all’estero.

IL RITORNO - Siamo alla fine del 2010 e nel frattempo Mazzoni si è dedicato ad altre attività, ha costituito nuove società, si è riempito la vita in un modo diverso. Ma quasi quarant’anni trascorsi a costruire un’impresa non si dimenticano. «Questa azienda la consideravo un po’ come una creatura, avevo contribuito a realizzarne lo sviluppo. La mia vecchia squadra di persone, quelle cresciute sotto la mia ala mi ha cercato per chiedermi di rimettermi in gioco. Mi hanno detto: ‘o si rimette in pista lei oppure ci disperderemo in mille rivoli diversi’. Il grosso del guaio era perdere quello che si era creato in tanti anni, un know-how molto importante. Non era nelle mie intenzioni, ma alla fine ho fatto una scelta che in quel momento era dettata più dal cuore che dal cervello e ho detto ‘ok ripartiamo da zero’».

Easy Solar 150LA RINASCITA - Nel giro di pochissimo tempo, a febbraio 2011, nasce Italtherm. Stesse persone ma nuova sede, completamente vuota e da costruire, ma con un obiettivo chiaro in testa: fare macchine per il riscaldamento domestico sviluppando tecnologie nuove e sempre più avanzate, realizzando prodotti sempre più efficienti e meno inquinanti. Mazzoni vede questa scelta come imprescindibile, spinta da una tendenza di carattere generale. Anche perché se il privato in alcuni casi può non essere ancora così sensibile all’aspetto ambientale, quando il cliente è un’azienda inevitabilmente l’attenzione cade sui consumi dell’apparecchio acquistato. Di qui il motto aziendale: green heating technology (tecnologia per un riscaldamento più pulito). Alle caldaie a gas l’azienda affianca una gamma di prodotti innovativi, come Easy Solar 150, un pannello solare termico che non consuma neanche quel minimo di energia elettrica necessaria a fare circolare l’acqua, perché viene prodotta dal sole.

IL PRIMO ANNO - Dopo quasi 12 mesi passati a riprogettare i prodotti, ricreare le linee di montaggio e realizzare il campionario, il 2012 è il primo anno di vera attività per Italtherm. L’andamento è positivo, supera le aspettative, e a fine anno i dipendenti reintegrati dalla precedente azienda sono più di sessanta. «Le 240 persone che lasciai nel 2007, dopo un paio di azioni di mobilità della multinazionale che aveva comprato si erano ridotte a meno della metà. Nel 2011 quando l’azienda fu definitivamente chiusa ne erano rimaste poco più di un centinaio. Una buona parte le abbiamo già inserite e ci auguriamo di assumere progressivamente anche le altre»

LA FILOSOFIA - «Le aziende straniere che privilegiano il fatto di andare a operare su mercati dove spendono meno, sviliscono e buttano al vento grandi tecnologie locali. Un’azienda è fatta di uomini, non solo di muri, di macchine o di linee di montaggio. E gli uomini che lavorano qui, vivono qui, non vogliono certo andare a lavorare in Slovacchia o in Turchia dove le multinazionali portano gli stabilimenti. È così che un grande valore si disperde».

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